Le regole sull’orario di lavoro cambiano in Europa. State tenendo il passo?

HR professional reviewing a work schedule
La settimana di quattro giorni è stata uno degli argomenti più discussi nel mondo del lavoro europeo negli ultimi anni. Programmi pilota, proposte politiche e trattative sindacali l’hanno mantenuta sotto i riflettori. Ma mentre il dibattito continua, una serie di cambiamenti più silenziosi si è già verificata.

In tutta l’UE, i governi hanno aggiornato la legislazione sull’orario di lavoro nel 2023 e nel 2024. Alcuni cambiamenti riguardano il modo in cui le ore devono essere registrate, altri il funzionamento delle ferie o chi controlla gli orari. Nel complesso, indicano la stessa conclusione: l’orario di lavoro sta diventando un ambito normativo più dinamico, e le aziende che presumono che le regole siano stabili potrebbero trovarsi colte alla sprovvista.

Il dibattito sulla settimana di quattro giorni è reale, ma non è tutta la storia

L’interesse per settimane lavorative più brevi è reale e in crescita. Il Portogallo ha condotto un progetto pilota nazionale sulla settimana di quattro giorni nel 2023, e il settore pubblico italiano ha introdotto una settimana di quattro giorni compressa tramite un accordo collettivo nel novembre 2024. In Spagna, una proposta per ridurre la settimana lavorativa standard da 40 a 37,5 ore senza tagliare gli stipendi è arrivata al Consiglio dei Ministri all’inizio del 2025, è stata bloccata a settembre, e si prevede che tornerà in discussione — riguarderebbe circa 12 milioni di lavoratori, se approvata.

Questo riflette una direzione più ampia: più flessibilità, più autonomia per i dipendenti e una regolamentazione più specifica sull’orario di lavoro. Ma la settimana di quattro giorni resta un dibattito. I cambiamenti già in vigore sono un’altra questione.

Cosa è già cambiato

Diversi cambiamenti legislativi sono entrati in vigore nel 2023 e nel 2024, con implicazioni dirette per i datori di lavoro. Anche se i paesi adottano approcci diversi, la direzione è la stessa: le regole sull’orario di lavoro diventano più dettagliate e più variegate.

La Danimarca richiede ora la registrazione giornaliera dell’orario di lavoro. Dal 1° luglio 2024, tutti i datori di lavoro danesi devono registrare le ore di lavoro giornaliere dei propri dipendenti, indipendentemente dalle dimensioni o dal settore. Questo fa seguito a una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2019, parte di una più ampia spinta dell’UE verso registrazioni dell’orario di lavoro verificabili, in cui l’applicazione delle norme si sta facendo più severa.

Belgio e Francia hanno aggiornato i diritti alle ferie. Entrambi i paesi si sono allineati più strettamente alla direttiva europea sull’orario di lavoro nel 2024. I dipendenti belgi che si ammalano durante le ferie annuali possono ora recuperare quei giorni, e i dipendenti francesi possono accumulare ferie durante un periodo di malattia, con un riporto di 15 mesi. Per le risorse umane, il monitoraggio delle assenze deve ora rispecchiare il motivo per cui sono state prese le ferie, non solo quanti giorni.

Ungheria e Repubblica Ceca danno ai dipendenti più controllo sui loro orari. I dipendenti ungheresi possono ora decidere il momento di almeno sette giorni delle loro ferie, con un preavviso di 15 giorni. Nella Repubblica Ceca, il diritto di stabilire autonomamente il proprio orario di lavoro, prima limitato ai dipendenti in smart working, si estende ora anche ai dipendenti in sede, a condizione che sia concordato per iscritto. Entrambi i cambiamenti significano meno controllo per i responsabili su quando si lavora, e più pressione sulla pianificazione anticipata.

La Grecia va nella direzione opposta. La legge 5053/2023 consente ai datori di lavoro di settori specifici, come le operazioni continue 24/7, di richiedere una settimana lavorativa fino a sei giorni, con una maggiorazione salariale del 40% per il sesto giorno. Direzione diversa, stessa dinamica di fondo: i regimi di orario di lavoro diventano più variegati, non più uniformi.

La domanda che vale la pena porsi

Non tutti i cambiamenti si applicano a tutte le aziende, ma insieme indicano qualcosa che le riguarda tutte: le regole sull’orario di lavoro non sono fisse, e il ritmo del cambiamento sta aumentando. Questo pone una domanda pratica: quando una regola cambia — che si tratti di un obbligo di registrazione, di un diritto alle ferie o di un limite di ore — quanto tempo impiega la vostra azienda a riflettere quel cambiamento nel modo in cui effettivamente monitorate e gestite l’orario di lavoro?

Se le ore di lavoro vengono registrate in un foglio di calcolo creato da qualcuno alcuni anni fa, la risposta è: il tempo che serve a qualcuno per accorgersene, decidere cosa aggiornare, e farlo correttamente. Nel frattempo, le registrazioni non sono più in linea con i requisiti attuali, e questo tipo di lacuna tende a emergere nel momento peggiore possibile: una domanda sulle buste paga, una controversia con un dipendente, o un controllo di conformità.

Le aziende con un approccio strutturato, in cui gli orari, le regole sulle ferie e gli obblighi di registrazione sono configurati nel sistema piuttosto che aggiornati manualmente, sono quelle che non devono affannarsi quando arriva il prossimo cambiamento.

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